Diagnosi Tricologo


Il Dottore dei Capelli

Se stai perdendo sempre più capelli, se le tue aree diradate si stanno svuotando sempre di più, se sei stempiato o se hai la classica “chierica”, per favore non domandare consigli o cure fai da te ad amici, conoscenti o a gruppi Facebook. Il primo importantissimo passo da fare è fissare una visita con un Tricologo per ricevere una diagnosi professionale relativa alla tua situazione.

Perché il Tricologo e non un Dermatologo? Se la dermatologia è la branca della medicina che si occupa delle patologie a carico della pelle e degli annessi cutanei (peli, capelli, unghie, ghiandole sudoripare), la tricologia è la branca della dermatologia che studia l’anatomia, la fisiologia e la patologia dei capelli.

Tienilo bene a mente: il professionista a cui rivolgerti per problemi di calvizie, alopecia e salute dei capelli è esclusivamente il Tricologo.

La professionalità

Il paziente che soffre di perdita, reale o presunta, dei capelli è spesso un soggetto fragile e già psicologicamente provato. Si tratta di una facile preda dei falsi “centri tricologici” dove si approfitta proprio della debolezza caratteriale e della fragilità di questi soggetti per estorcere denaro con metodi che sono ai limiti della legalità. Bisogna fare molta attenzione alle offerte che prevedono la prima visita gratuita, a cui è legata spesso la proposta di cure con farmaci e prodotti non approvati dalla FDA, acquistabili esclusivamente nella struttura dove ti recheresti.

Ormai non mi meraviglio più quando una persona delusa dalla sua caduta incessante di capelli decide di bypassare la visita medica e farsi “curare” da uno dei tanti “presunti tricologi” che prolificano nelle città italiane. Non mi sorprendo quando quella stessa persona si pente e dopo qualche anno (con molti meno capelli) mi contatta per ricevere un semplice parere amichevole. Ricordo che i “falsi tricologi” ed i “falsi centri tricologici” esistono esclusivamente grazie all’ignoranza delle persone in questa materia e grazie alla riluttanza nell’affrontare il problema seriamente.

Il Tricologo invece misura le parole e non promette mai più di quello che non può mantenere, anzi promette meno di quel che pensa di poterti dare.

La visita

In presenza di una diffusa caduta di capelli il dottore specializzato deve poter eseguire una corretta diagnosi basata su una dettagliata indagine anamnesica, su un accurato esame clinico, seguito da eventuali osservazioni microscopiche e da esami di laboratorio.

Prima fase: Anamnesi

In questa fase il Tricologo rivolge al paziente una serie di domande tese a verificare il suo stato generale di salute, la presenza di casi di calvizie o altre patologie dei capelli presenti in famiglia, inoltre indaga sull’eventuale assunzione di farmaci, sulle abitudini di vita e sulle abitudini alimentari. Naturalmente in questa fase il paziente espone il problema che lo ha spinto a chiedere la consulenza. Viene quindi redatta la sua cartella clinica.

Seconda Fase: Esame Obiettivo

L’esame obiettivo dei capelli e del cuoio capelluto prevede varie fasi.

Esame Visivo

Per prima cosa, ovviamente, il Tricologo verificherà se i capelli sono normali per quantità e qualità anche in relazione ad età e sesso del soggetto esaminato. Potrà facilmente verificare se si è in presenza di un diradamento diffuso o localizzato dei capelli, e se tale diradamento è stato o meno preceduto da assottigliamento evidente dei capelli.

Test della Carezza

Il Tricologo proseguirà con il test della carezza, un primo esame clinico che consisterà nel far scorrere la mano sopra il cuoio capelluto, come per accarezzare i capelli. Saranno le piccole alterazioni evidenti a dargli un primo immediato orientamento. Il tricologo si renderà conto “a vista” di quanti sono i capelli corti e sottili (miniaturizzati), se i capelli sono particolarmente sottili, se sono sottili in toto o solo in zone particolari, se vi sono elementi fratturati. Si potrà subito, grossolanamente, determinare il rapporto fra capelli corti e sottili (miniaturizzati) e capelli normali.

Pull Test

Subito dopo verrà eseguito il pull test. Si tratta di un semplice esame semiologico, solo apparentemente grossolano, che si compie facendo scorrere le dita fra i capelli e tirandone dolcemente una grossa ciocca.
I capelli potranno staccarsi dal follicolo in numero estremamente variabile: 1 – 15 – 20 – 100 e oltre. Ne deriveranno immediatamente alcune considerazioni:

1) Se con la trazione il numero di capelli che si staccano dal cuoio capelluto, con i loro bulbi conservati, è un numero compreso tra 20 e 100, siamo quasi certamente in presenza di un effluvio, ovvero la perdita di numerosi capelli in un lasso di tempo relativamente breve. Un effluvio improvviso e consistente potrebbe essere causato da forte stress o da eventi trumatici, queste sono le possibili cause di un’alopecia temporanea che esclude quindi una situazione più problematica e temuta come l’alopecia androgenetica.

Osservando poi i bulbi sarà facile distinguere, anche a occhio nudo, un effluvio in telogen da un effluvio in anagen.

a) Nell’effluvio in telogen si potrà osservare che i capelli caduti sono esclusivamente elementi in telogen senza segni di involuzione. L’anamnesi eseguita precedente farà distinguere un Telogen Effluvium Acuto da un Telogen Effluvium Cronico. L’evento causale dell’effluvio spesso viene riferito dal paziente stesso: una malattia, una intossicazione, uno stato di stress psicologico o altro.

b) Nell’effluvio in anagen invece i capelli si staccano con bulbi piccoli in anagen: quasi sempre si tratta di una alopecia areata.

2) Se con la trazione il numero di capelli che si staccano dal cuoio capelluto, con i loro bulbi conservati, è in numero inferiore a 20 siamo quasi certamente in presenza di un defluvio, ovvero una perdita di capelli costante ma più lenta, purtroppo molto più grave e difficilmente reversibile: si tratterà cioè di una progressiva involuzione dell’annesso cutaneo verso il pelo vellus.

Osservando poi i bulbi sarà facile distinguere, anche a occhio nudo, un defluivo in telogen da un defluvio in anagen.

a) Se i capelli che si staccano sono in fase telogen e miniaturizzati, si potrà porre diagnosi di defluvio in telogen, sinonimo di patologia androgenetica.

b) Se i capelli che si staccano sono in fase anagen e portano con sé la guaina epiteliale interna, si potrà porre diagnosi di defluvio in anagen: alopecie autoimmuni, follicolite decalvante, sclerodermia, etc.

3) Se i capelli si staccano senza bulbi sono chiaramente capelli che si fratturano per malformazioni o parassitosi o per maltrattamenti fisici e/o chimici.

Test della spiga

Il test della spiga è un altro esame semiologico utile per evidenziare difetti della struttura cuticolare dei capelli, in genere dovuti ad agenti fisici o chimici (danneggiamenti) o a eventi malformativi congeniti. Consiste nel far ruotare e scorrere un capello sfregandolo tra pollice e indice: l’estremità prossimale del capello normale si allontana dalle dita mentre quella distale (il bulbo) si avvicina per la posizione “a spiga” delle cellule della cuticola. Se le cellule cuticolari sono danneggiate o asportate questo ovviamente non avviene.

Terza Fase: Esami Strumentali

Il Tricologo prosegue con l’utilizzo di alcuni strumenti per approfondire il caso del paziente.

Videodermascopia

Si tratta di un esame microscopico dei capelli e del cuoio capelluto eseguito con un biomicroscopio a fibre ottiche collegato a un computer. L’esame permette di valutare direttamente attraverso un ingrandimento le condizioni della cute e del cuoio capelluto: in questo modo si può individuare la presenza di seborrea, psoriasi, fenomeni infiammatori e desquamazione. Ovviamente la metodica permette di osservare i singoli capelli e di individuarne anomalie come disomogeneità dei diametri, alterazioni dei fusti, etc. La videodermoscopia, insieme all’esame obiettivo, permette di diagnosticare anche forme molto precoci o iniziali di alopecia androgenetica consentendo quindi di intervenire tempestivamente con la terapia adeguata.

Tricogramma

Questo esame si esegue solo in casi particolari. Consiste nel prelevare con una pinza un certo numero di capelli, che vengono poi “montati” su un vetrino e osservati con un microscopio in luce bianca o polarizzata. L’esame permette di ottenere una formula pilare identificando i capelli prelevati in anagen, catagen e telogen. L’esame fornisce numerosi dati numerici (profondità follicolare, diametro dei fusti, durata della fase anagen, etc.) utili per effettuare confronti nei controlli successivi.

Documentazione Fotografica

Un punto nodale della raccolta dei dati è la documentazione fotografica: si effettuano scatti del cuoio capelluto in varie prospettive, che vengono archiviati e allegati alla cartella clinica del paziente. Questa attività è di primaria importanza per il paziente, in quanto consente di valutare obiettivamente l’evoluzione del suo stato e gli effetti della terapia medica.

Diagnosi e Terapia

A questo punto della visita il Tricologo è già in grado di eseguire una diagnosi differenziale tra:

a) effluvio in telogen o in anagen,

b) defluvio in telogen o in anagen,

c) capelli spezzati.

Individuata la diagnosi specifica tra quelle sopracitate, viene prescritta una terapia. In alcuni casi vengono prescritti anche accertamenti ematochimici per indagare eventuali concause alla base del problema dei capelli. La visita si conclude con l’individuazione di una data per il successivo controllo (follow up).

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Moltissime persone spesso rinunciano a contattare un Tricologo perché non sanno a chi rivolgersi. Nel lontano 2010 effettuai la mia prima visita in cui mi fu diagnosticata una alopecia androgenetica con il Dr. Piero Tesauro, uno dei più famosi tricologi e chirurghi italiani, nonché attuale presidente del SITRI, la Società Italiana di Tricologia.

Gli obiettivi principali del SITRI sono l’informazione e la difesa degli utenti, degli operatori e dei medici da informazioni fuorvianti e da frodi in campo tricologico. Per questo motivo non esiste professionalità e competenza più valida di quella offerta dai medici regolarmente iscritti a questa associazione.

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